L'Eredità dell'angelo: I doni.
Volume 1
Mattia Vanfiori
Gabriele che, già a sette anni, si era conquistato la propria indipendenza, imparando a far tutto da sé, ora era costretto a dipendere dagli altri, come un infante.
Che triste e beffarda
sorte.
Quando il giovane si
inginocchiò al suo capezzale, l’uomo mosse gli occhi che, assieme alla bocca,
erano l’unica parte del corpo che ancora riusciva a controllare.
«Sollevami una mano,
portala al tuo viso», lo pregò. «Fatti fare una carezza» e il ragazzo obbedì,
trattenendo un singulto.
Premette con forza le
dita di Gabriele contro la guancia, erano rigide, insensibili, simili a quelle d'una bambola.
«Vittorio», parlò l’uomo.
«Tu sei mio fratello».
Il giovane strinse i
denti, tentò di mantenersi calmo. Quando Gabriele cominciava a parlare così,
voleva giungere solo a una cosa.
«E sta a te vendicarmi»,
concluse questi.
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